Premessa

Il rapporto tra buoni pasto e smart working è sempre stato controverso sin dall’inizio.

Ciò perché da una parte c’è chi è sicuro che il riconoscimento dei buoni pasto a favore dei lavoratori che svolgono la prestazione in modalità agile (smart working) sia dovuto, mentre dall’altra parte c’è chi nega che il buono pasto in smart working sia un diritto.

Il tutto nasce dalla normativa (L.n. 81 del 22 maggio 2017) per cui all’art. 20 “Il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile ha diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi di cui all’articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda”.

Questa disposizione ha fatto sì che molti interpreti propendessero per la soluzione più “estensiva” cioè per l’obbligo in capo alle aziende all’erogazione dei buoni pasto ai propri lavoratori qualora già lo concedessero in regime di lavoro non da remoto.

Ma questa interpretazione non è in linea con le altre normative che regolano la materia.

La normativa fiscale

In primo luogo, la disciplina fiscale dei c.d. “buoni pasto” è da rinvenirsi nell’art. 51, c. 2 lett. c), TUIR.

Questa normativa sancisce che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro – comprese quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi – nonché le prestazioni sostitutive delle stesse tra cui, appunto, metodi sostitutivi (buoni pasto) anche attraverso buoni cartacei sino ad un valore di 4 euro o buoni elettronici sino ad un valore di € 8.

Inoltre, tale riconoscimento deve essere offerto alla generalità o a categorie omogenee di lavoratori (cfr. anche Circolare Min. Fin. n. 326/1997).

Ovviamente, quanto sopra non significa che sia vietato concedere i buoni basto ai lavoratori in regime di smart working.

In merito alla possibilità di concessione dei buoni pasto a favore dei lavoratori dipendenti in “smart working” l’Agenzia delle Entrate ne ha sempre ammesso la legittimità, andando a riconoscere il medesimo trattamento fiscale e contributivo a tali soggetti (Cf.r Interpello 956-2631/2020, Risoluzione n. 118/2006).

La giurisprudenza

Vediamo cosa dice la giurisprudenza di merito e tra questi il Tribunale di Venezia con la recente Sentenza n. 1069/2020.

Questi giudici di prime cure hanno negato ai lavoratori in smart working il diritto a ricevere i buoni pasto, in quanto non costituirebbero un trattamento necessariamente conseguente alla prestazione di lavoro in quanto tale, ma piuttosto un beneficio conseguente alle modalità concrete di organizzazione dell’orario di lavoro.

Secondo i giudici di Venezia, per la maturazione dei buoni pasto è necessario che l’orario di lavoro sia organizzato con specifiche scadenze orarie che portino il lavoratore a consumare il pasto al di fuori dell’orario di servizio.

Ma in modalità di lavoro agile il lavoratore è libero di organizzare come meglio crede lo svolgimento della prestazione dal punto di vista temporale, pertanto i predetti presupposti non sussisterebbero.

Il Tribunale, poi, richiama l’orientamento della Corte di Cassazione, secondo cui “il buono pasto è un beneficio che non viene attribuito senza scopo, in quanto la sua corresponsione è finalizzata a far sì che, nell’ambito dell’organizzazione di lavoro, si possano conciliare le esigenze di servizio con le esigenze quotidiane del lavoro, al quale viene così consentita, laddove non sia previsto un servizio mensa, la fruizione del pasto al fine di garantire allo stesso il benessere fisico necessario per la prosecuzione dell’attività lavorativa” (Cass. 28 novembre 2019 n. 31137).

In conclusione, non sembra corretto definire la concessione dei buoni pasto ai lavoratori in smart working come un diritto oggetto di possibili rivendicazioni da parte dei lavoratori medesimi. Tuttavia, a parere di chi scrive, le aziende dovrebbero discutere di ciò con i propri dipendenti e trovare un accordo onde evitare possibili agitazioni.