Premessa

Il tema del licenziamento disciplinare per uso improprio delle assenze per malattia è di grande rilevanza nel diritto del lavoro, in quanto tocca delicati equilibri tra il diritto del lavoratore alla salute e la tutela degli interessi del datore di lavoro. La normativa e la giurisprudenza italiana offrono un quadro articolato su come gestire tali situazioni.

Normativa di Riferimento

Il Codice Civile, all’art. 2119, stabilisce che il licenziamento per giusta causa può avvenire in presenza di un comportamento così grave da non consentire la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro. Inoltre, il D.Lgs. n. 165/2001 e lo Statuto dei Lavoratori (L. n. 300/1970) disciplinano vari aspetti del licenziamento e dei diritti dei lavoratori, inclusi i periodi di malattia.

La Giurisprudenza sul Caso

La sentenza della Corte di Cassazione del 6 maggio 2024, n. 12152, offre un’importante chiarimento su questo tema. Nel caso specifico, un lavoratore era stato licenziato per utilizzo improprio delle assenze per malattia. Le attività svolte dal lavoratore durante il periodo di malattia non erano incompatibili con lo stato di salute dichiarato e non ritardavano la ripresa del lavoro.

Principi Giurisprudenziali

La Corte di Cassazione ha ribadito che non esiste un divieto assoluto per un dipendente assente per malattia di svolgere altre attività, anche lavorative, purché queste non pregiudichino la guarigione o non configurino una fraudolenta simulazione della malattia. La decisione si basa su alcuni principi fondamentali:

  1. Capacità Residue del Lavoratore: Come affermato nella sentenza n. 14065/1999, anche se la malattia impedisce lo svolgimento delle mansioni abituali, il lavoratore può avere residue capacità psico-fisiche che gli consentono di svolgere altre attività.
  2. Correttezza e Buona Fede: La Corte ha sottolineato che il lavoratore deve rispettare i doveri di correttezza e buona fede. Le attività svolte durante la malattia non devono essere tali da compromettere il recupero della salute o dimostrare una simulazione dell’infermità (Cass. n. 21667/2017, Cass. n. 13980/2020).
  3. Onere della Prova: Spetta al datore di lavoro dimostrare che la malattia è simulata o che l’attività svolta è idonea a pregiudicare il recupero della salute. Questo include la prova delle circostanze oggettive e soggettive che giustificano il licenziamento (Cass. n. 13063/2022).

Considerazioni

Il licenziamento disciplinare per uso improprio delle assenze per malattia richiede una valutazione accurata delle circostanze specifiche del caso. La giurisprudenza ha chiarito che l’assenza per malattia non implica automaticamente l’astensione da qualsiasi attività, ma tali attività devono essere compatibili con il processo di guarigione. La valutazione di tale compatibilità è riservata al giudice del merito, che deve considerare tutte le circostanze del caso concreto.

Conclusioni

La sentenza n. 12152/2024 della Corte di Cassazione rappresenta un importante punto di riferimento per il licenziamento disciplinare in caso di uso improprio delle assenze per malattia. Essa conferma che il diritto del lavoratore alla salute e il dovere del datore di lavoro di tutelare i propri interessi devono essere bilanciati attraverso un’interpretazione rigorosa e ponderata delle circostanze specifiche di ciascun caso. Questi principi giurisprudenziali sono cruciali per mantenere un equilibrio equo e giusto nelle relazioni di lavoro.