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08/04/2019, 17:01

Investigazioni, controlli, privacy, divieto di controlli, violazione privacy, controlli a distanza, impianti audiovisivi, licenziamento,



Investigazioni-sui-dipendenti-e--privacy


 Le investigazioni sono legittime solo se avvengono in un luogo pubblico (non l’azienda) e sono finalizzate alla verifica di fatti estranei alla prestazione lavorativa




Con una ordinanza [1], la Corte di Cassazione ha stabilito quali sono le regole che il datore di lavoro è tenuto a rispettare per non incappare nella violazione della privacy.
In materia di lavoro dipendente costituisce caposaldo del nostro ordinamento il divieto di effettuare controlli a distanza sull’attività del lavoratore.
A stabilirlo è l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori.

Come si pone, in quest’ottica, il pedinamento eseguito da un detective privato contattato dall’azienda affinché verifichi cosa fa il dipendente durante l’orario di lavoro e al di fuori di esso? Lo 007 può mettersi alle calcagna di un dirigente per verificare se questi è davvero in "missione" oppure sta solo usando l’auto di servizio per fare la spesa? Può controllare se un operaio, che ha preso qualche giorno di malattia, svolge in realtà, durante questo periodo, un secondo lavoro? Può fotografare un addetto al magazzino che, assente dal lavoro per badare al familiare disabile, è invece al bar con gli amici?

Si tratta di un argomento assai attuale: le aziende, infatti, stanno facendo massiccio ricorso ai servizi investigativi per liberarsi dei lavoratori infedeli. A dimostrazione di ciò, vi è l’elevato numero di sentenze che, proprio di recente, hanno affrontato il problema. Molte di queste sono proprio a firma della Cassazione, a dimostrazione di come le regole sulle investigazioni private sui dipendenti e sulla violazione della privacy sono spesso al centro di equivoci. 
Ebbene, formulando alcuni semplici principi, analogamente già espressi in altre sentenze, la Cassazione ha dichiarato legittimi i controlli delegati dall’azienda all’agenzia investigativa, ma solo se effettuati in luoghi pubblici e per fatti estranei alla prestazione lavorativa

Il divieto di controlli suidipendenti

Abbiamo appena anticipato chelo Statuto dei lavoratori vieta l’utilizzo di impianti audiovisivi e di altristrumenti che possano comportare il controllo a distanza dell’attivitàlavorativa.
Se però questi servono per la sicurezzadel lavoro (si pensi alle telecamere di sorveglianza all’interno diuna banca o di un ufficio postale, per prevenire il rischio di rapinatori) e la tutela del patrimonio aziendale (sipensi alla viodeosorveglianza in un supermercato o in un centro commerciale perevitare il taccheggio), tali controlli possono essere effettuati solo previoaccordo con le rappresentanze sindacali o, in mancanza, con l’Ispettorato dellavoro
Lo scopo perseguito dalla legge è molto chiaro: i controlli non possono esserefinalizzati alla verifica della prestazione lavorativa dei dipendenti (ossia adaccertare quanto e come stanno lavorando, il ché finirebbe per lederne laprivacy), ma a contrastare illeciti (di terzi o degli stessi dipendenti) aidanni dell’azienda o dei clienti oppure a prevenire altri eventi pericolosi (sipensi a una telecamera puntata a ridosso di un macchinario pericoloso chepotrebbe facilmente incendiarsi). 
In via del tutto eccezionale,la norma consente i controlli - senza bisogno dell’accordo coi sindacati - suglistrumenti utilizzati dal lavoratore per svolgere la propria prestazionelavorativa (ad es. cellulari, computer e tablet aziendali) e sugli strumenti diregistrazione degli accessi e delle presenze (i cosiddetti badge o timbrapresenze).

Il pedinamento del dipendente è vietato?

Seè vero, dunque, che il datore di lavoro non può mai controllare il dipendentementre sta lavorando e ha il divieto categorico di verificare se eseguecorrettamente le mansioni assegnategli, è anche vero però che può farlo alla fine dell’orario di servizio.
In talcaso, infatti, il pedinamento non si risolve in un controllo sulla prestazionelavorativa e sull’efficienza dello stesso, ma su comportamenti esterni chepotrebbero ugualmente danneggiare l’azienda.
Si pensi al dipendente in malattiache, in realtà, sta benissimo; o a quello che usa i permessi della legge 104per fare una gita; o ancora a quello che ha un secondo lavoro in concorrenzacon quello del datore.
Dunque, i controlli dell’agenzia investigativa sono legittimi e non violano laprivacy del dipendente solo se:  
  • effettuati in luoghipubblici, ossia né in azienda né all’interno della dimora del lavoratore(ove sussiste il divieto di interferenze nella vita privata);
  • riguardano fatti estraneialla prestazione lavorativa: pertanto è vietato il pedinamento deldipendente in missione se eseguito per verificare come si comporta con iclienti e i fornitori; è lecito invece se eseguito al fine di accertare se questista davvero svolgendo i compiti che gli sono stati impartiti dal datore dilavoro.

Investigatore privato all’uscita dell’azienda

L’investigatoreprivato non viola la privacy dei dipendenti se si apposta all’uscita dell’azienda per controllare chiva via prima dell’orario di chiusura e dove si reca. Il pedinamento dellavoratore che non rispetta i propri turni e abbandona il posto di lavoroanzitempo è lecito.
Allaluce di ciò, dice la Cassazione, è legittimo il licenziamento in tronco di undipendente per essersi ripetutamente allontanato dall’ufficio durante l’orariodi servizio senza timbrare il badge inuscita e facendo così risultare la regolare presenza in servizio.
Ilpedinamento avviene infatti un un «luogo pubblico» (la strada) ed è finalizzatoalla verifica di «fatti estranei alla prestazione lavorativa».Quanto alla legittimità dell’attività svolta dall’agenzia investigativa, laCassazione ha ricordato che i controlli del datore di lavoro, anche a mezzo diagenzia investigativa, sono legittimi ove siano finalizzati a verificarecomportamenti del lavoratore che possano configurare ipotesipenalmente rilevanti o integrareattività fraudolente, fonti di danno per il datore di lavoro; non possonoinvece avere a oggetto l’adempimento/inadempimento della prestazione lavorativain ragione del divieto previsto dallo Statuto dei lavoratori.
Nelcaso in esame il controllo non era diretto a verificare le modalità diadempimento della prestazione lavorativa bensì «la condotta fraudolenta diassenza del dipendente dal luogo di lavoro nonostante la timbratura del badge».Né sussiste una violazione della privacydel lavoratore seguito nei suoi spostamenti, in quanto il controlloera effettuato in luoghi pubblici e finalizzato ad accertare le causedell’allontanamento.


note

[1] Cass.ord. n. 6174/19 dell’1.03.2019.



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