Turni di lavoro: quanto riposo tra uno e l’altro?

Per un lavoratore dipendente a turni, in ogni caso il riposo giornaliero non può essere inferiore a 11 ore consecutive.

Un tema di discussione sempre aperto tra datore di lavoro e dipendenti riguarda la distribuzione dei turni di lavoro che, nel rispetto dei limiti stabiliti per l’orario settimanale e quello giornaliero, può diventare non agevole nelle piccole aziende con poco personale.

In questi contesti, i dipendenti sono chiamati a cercare di sopperire i buchi dei turni (ad esempio un collega in ferie, in malattia o in trasferta) o alle necessità del momento (ad esempio un aumento della produzione legato a specifiche richieste) con gli straordinari.

Ma è proprio sulla richiesta di straordinari che, a volte, l’imprenditore inciampa perché non rispetta le necessarie ore di riposo da uno dei turni e l’altro.

In generale, il dipendente non può rifiutare gli straordinari (salvo alcuni casi limitati). Ma anche sugli straordinari è previsto un tetto massimo: l’orario settimanale – in presenza o in assenza di contrattazione applicabile – non può mai superare le 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario, per ogni periodo di 7 giorni.

Detto ciò vediamo quanto tempo deve intercorrere tra una giornata lavorativa e quella successiva o, detto in altri termini, quanto riposo tra un turno e l’altro di lavoro.

Qual è l’orario settimanale di lavoro?

L’orario normale di lavoro è di 40 ore settimanali. I contratti collettivi nazionali (Ccnl) possono però:

  • stabilire una durata più breve;
  • riferire l’orario normale alla durata media delle prestazioni lavorative in un periodo non superiore all’anno (cosiddetto orario multiperiodale).

Le 40 ore di lavoro vanno ripartite in 6 giorni lavorativi. I contratti collettivi possono però prevedere la cosiddetta settimana corta distribuendo le 40 ore lavorative in solo 5 giorni.

Qual è l’orario giornaliero di lavoro?

La legge si limita a fissare solo il tetto massimo dell’orario di lavoro con riferimento alla settimana, ma nulla dice in merito al limite giornaliero di durata del lavoro. Si ritiene comunque che un dipendente non possa lavorare più di 13 ore al giorno.

Per quanto riguarda l’organizzazione dell’orario giornaliero (numero di ore lavorative, ora d’inizio e di termine della prestazione e durata degli intervalli di riposo) questa è, in genere, rimessa a criteri individuati a livello aziendale.

Quale pausa durante la giornata di lavoro?

Quando la giornata lavorativa del dipendente prevede più di 6 ore di seguito, questi ha diritto ad una pausa per riposarsi o mangiare.

A definire quanto sia lunga questa pausa e in che momento scatta sono i contratti collettivi. In assenza di questi la pausa (anche sul posto di lavoro) non può essere inferiore a 10 minuti consecutivi.

Spetta al datore di lavoro stabilire il momento in cui godere della pausa; egli la può collocare – tenuto conto delle esigenze tecniche dell’attività lavorativa – in qualsiasi periodo della giornata lavorativa.

Quanto riposo tra turni?

La legge prevede il cosiddetto «orario europeo», che impone al datore di lavoro di garantire almeno 11 ore di riposo fra turni. Un diritto ovvio, che però in molti settori non viene rispettato (ad esempio la sanità). Per essere lucidi e lavorare bene, fra un turno e l’altro bisogna andare a casa, mangiare qualcosa e farsi una bella dormita. Gli orari, quindi, devono lasciare libere da impegni le persone per almeno 11 ore, senza interruzioni. Ecco perché, ferma restando la durata normale dell’orario settimanale, la legge stabilisce il diritto per il dipendente ad avere 11 ore di riposo consecutive ogni 24 ore, calcolate dall’ora d’inizio della prestazione lavorativa. Il periodo di riposo minimo (11 ore) non può essere diminuito da accordi tra le parti.

Il criterio della consecutività può essere derogato per le attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata (ad esempio attività di ristorazione e di pulizia) o da regimi di reperibilità.

Per chi fa più lavori

Chi è assunto da più aziende è tenuto ugualmente al periodo di riposo giornaliero. In altri termini non può staccare da una azienda e cominciare con l’altra, magari con due contratti di lavoro full time. Ecco perché l’assunzione presso due aziende è possibile solo in caso di contratti part-time. Il dipendente deve quindi comunicare ai diversi datori di lavoro l’ammontare delle ore in cui può prestare la propria attività nel rispetto dei limiti indicati e fornire ogni altra informazione utile in tal senso.

 

 

note

FONTI DI RIFERIMENTO
Costituzione italiana
Legge 29 marzo 1983 n. 93 Art. 30
D.Lgs. 8 aprile 2003 n. 66
Art. 3  Orario normale di lavoro 
Art. 4  Durata massima dell’orario di lavoro 
Art. 5  Lavoro straordinario 
Art. 6  Criteri di computo
Art. 7  Riposo giornaliero
Art. 8  Pause 
Art. 9  Riposi settimanali
Art. 11  Limitazioni al lavoro notturno
Art. 12  Modalità di organizzazione del lavoro notturno e obblighi di comunicazione
Art. 13  Durata del lavoro notturno 
Art. 14  Tutela in caso di prestazioni di lavoro notturno
Art. 15  Trasferimento al lavoro diurno
Art. 16  Deroghe alla disciplina della durata settimanale dell’orario
Art. 17  Deroghe alla disciplina in materia di riposo giornaliero, pause, lavoro notturno, durata massima settimanale

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