Stipendio e contanti: le nuove norme

La pratica di pagare metà dello stipendio in contanti e metà con bonifico o assegno va in pensione: quale prova dei pagamenti vale solo la tracciabilità del denaro.

E’ cambiata la società e quindi cambiano le norme che regolano il pagamento dello stipendio.

Ora vale la regola del: mai più in contanti, perché così si evita che il datore di lavoro, a fronte di un importo indicato in busta paga, ne versi un altro. Dall’altro lato perde ogni valore legale la firma sul cedolino del dipendente. Niente quietanza di pagamento, quindi, la quale sarà costituita solo dalla prova dell’avvenuto versamento.

A statuire la completa tracciabilità del pagamento dello stipendio per retribuzioni da lavoro dipendente e contratti vari, è un disegno di legge approvato recentemente dalla Camera dei deputati, che ora passa all’esame del Senato prima di diventare definitivamente legge. Vediamo le nuove norme e cosa cambia per il dipendente.

Pagamento stipendio solo con assegni e bonifici

Il datore di lavoro non potrà mai più versare in contanti lo stipendio al proprio dipendente. In caso contrario rischia una multa che va da 5 a 50mila euro. L’obiettivo è contrastare la prativa di corrispondere, sotto ricatto di licenziamento, un importo più basso rispetto a quello indicato sul cedolino, in modo tale da apparire regolare agli occhi dello Stato e, nello stesso tempo, risparmiare sulle spese di personale. Peraltro questa pratica consente all’azienda di scaricare costi del personale che non ha mai avuto e, sotto un profilo fiscale, accumulare utili extra bilancio.

Tutti i datori di lavoro sono interessati dalla nuova norma, sia che si tratti di lavoro subordinato tradizionale, part-time, smart working e co.co.co. Restano esclusi solo i pagamenti per il lavoro domestico e quelli eseguiti dalle pubbliche amministrazioni.

Lo stipendio potrà essere accreditato unicamente secondo le seguenti modalità:

  • bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;
  • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale indicato dal datore di lavoro;
  • emissione di assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. (L’impedimento s’intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, purché di età non inferiore a sedici anni.)

Priva di valore la quietanza di pagamento

Se scompare il denaro contante per il pagamento delle retribuzioni scompare anche il vecchio cedolino a forma di sacchetto per contenere proprio le banconote. Da qui anche l’irrilevanza della firma del lavoratore che veniva apposta, sempre sul cedolino, tanto a scopo di presa visione quanto di quietanza. L’unica prova che dimostrerà l’avvenuto pagamento sarà quindi la movimentazione bancaria o la ricevuta di ritiro del denaro allo sportello bancario o postale o, infine, la matrice dell’assegno con la tracciabilità bancaria dello stesso.

Tutto ciò dovrebbe ridurre il numero di cause tra lavoratore e datore in merito proprio al pagamento dello stipendio.

I problemi restano

Resta ancora da capire come verranno affrontate quelle situazioni in cui il datore di lavoro, a fronte del bonifico del 100% dello stipendio sul conto del dipendente, chiede poi a questi di restituirgli in contanti, previo prelievo, la metà della retribuzione, pratica anche questa purtroppo assai diffusa.

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