Ritardo cronico: no licenziamento

Non é legittimo il licenziamento del lavoratore ritardatario cronico il cui ritardo l’azienda ha sempre permesso di recuperare

Se l’azienda datrice di lavoro ha permesso ed ha tollerato molte volte, in passato, il ritardo del dipendente, consentendo allo stesso, tuttavia, di recuperarli, non può, tutto d’un tratto, licenziarlo.

Ma non è tutto: per far sì che da un singolo ritardo possa scaturire una sanzione disciplinare tanto grave come il licenziamento è necessario che tale condotta (anche singolarmente) sia elencata tra quelle riportate tra quelle sanzionabili sul codice disciplinare, affisso in azienda.

Lo ha chiarito la Cassazione con una recente sentenza [1].

Il datore di lavoro ha sempre l’onere di dimostrare, in causa, la  proporzionalità  del  licenziamento  intimato al dipendente rispetto alla gravità della condotta da questi posta in essere: un onere che, evidentemente, viene meno quando tale ritardo, benché cronico, non gli sia mai stato contestato attraverso un apposito procedimento disciplinare. Quindi, se l’azienda ha, in passato, tollerato (sebbene malvolentieri) il continuo ritardo del lavoratore, senza dar vita mai a un procedimento disciplinare, il licenziamento – piovuto dall’oggi al domani – non è lecito.

In ogni caso, il licenziamento resta comunque nullo se, sul codice disciplinare affisso in azienda, non viene menzionato tale comportamento (ritardo) tra quelli a cui si ricollegano le sanzioni inflitte dall’azienda. Questo perché – sostiene la Corte – il  ritardo reiterato  non rientra tra quelle violazioni dell’obbligo di buona fede e correttezza nella prestazione lavorativa cui può sempre conseguire il licenziamento, anche in caso di mancata menzione nel “regolamento interno” dell’azienda.

[1] Cass. sent. n. 10003/2016 del 16.05.2016.

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