MOBBING: CARATTERISTICHE

Il mobbing, per essere configurabile, deve essere caratterizzato da un intento persecutorio che unifica una serie di comportamenti lesivi i quali, presi singolarmente a sé stanti, potrebbero non essere illeciti.

In una recentissima sentenza [1], la Cassazione ha ancora una volta delineato la caratterizzazione del mobbing per la sua configurabilità in concreto.

Ai fini della configurabilità del mobbing lavorativo devono ricorrere i seguenti elementi:

  • una serie di comportamenti di carattere persecutorio, illeciti o anche leciti se considerati singolarmente, che, con intento vessatorio, siano posti in essere contro la vittima in modo miratamente sistematico e prolungato nel tempo, direttamente da parte del datore di lavoro o di un suo preposto o anche da parte di altri dipendenti, sottoposti al potere direttivo dei primi;
  • l’evento lesivo della salute, della personalità o della dignità del dipendente;
  • il nesso causale tra le descritte condotte e il pregiudizio subito dalla vittima nella propria integrità psico-fisica e/o nella propria dignità;
  • l’elemento soggettivo, cioè l’intento persecutorio unificante di tutti i comportamenti lesivi.

Ne consegue che il fenomeno del mobbing, per assumere giuridica rilevanza, implica l’esistenza di plurimi elementi, la cui prova compete al lavoratore, di natura sia oggettiva che soggettiva e, fra questi, l’emergere di un intento di persecuzione, che non solo deve assistere le singole condotte poste in essere in pregiudizio del dipendente, ma anche comprenderle in un disegno comune e unitario, quale tratto che qualifica la peculiarità del fenomeno sociale e giustifica la tutela della vittima.

[1] Cassazione Sezione Lavoro n.2920 del 15 febbraio 2016.

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