Malattia: i giorni, l’indennità e l’INPS

In caso di malattia, il lavoratore ha diritto ad assentarsi ed a ricevere la relativa indennità. Vediamo a chi spetta, per quanto tempo e quanto è l’ammontare dell’indennizzo.

Si ha diritto ad assentarsi quando si manifesta una malattia che impedisce o rende notevolmente difficile lo svolgimento dell’attività lavorativa. E’ previsto dai contratti collettivi un periodo massimo entro cui il dipendente si può assentare, detto periodo di comporto. Superato quello, il datore è libero di licenziare il dipendente. Inoltre, esiste anche un periodo massimo indennizzabile, solitamente coincidente col comporto, oltre il quale il lavoratore non ha più diritto ad alcunché.

Come detto, in caso di assenza dal lavoro per l’insorgere di una generica malattia, il lavoratore ha diritto di ricevere una indennità solitamente a carico dell’INPS che possa coprire i giorni non lavorati e per i quali, astrattamente, non avrebbe diritto ad essere retribuito.

La malattia generica, che può andare dalla semplice influenza a forme patologiche moto gravi, non deve essere confusa e accomunata con la malattia professionale, l’infortunio sul lavoro o la gravidanza. Questi istituti, sia pur contigui con il concetto di malattia generica hanno regolamentazioni, discipline e disposizioni differenti e i lavoratori interessati non hanno diritto all’indennità di malattia ma a forme assicurative e risarcitorie differenti.

L’indennità di malattia a carico dell’INPS a quali soggetti spetta:

  • operai settore industria;
  • operai ed impiegati settore terziario e servizi;
  • lavoratori dell’agricoltura;
  • apprendisti;
  • disoccupati;
  • lavoratori sospesi dal lavoro;
  • lavoratori dello spettacolo;
  • lavoratori marittimi;
  • Lavoratori iscritti alla gestione separata di cui all’art. 2 comma 26. Legge 335/95.

Non a carico INPS ;(a titolo esemplificativo ma non esaustivo):

  • collaboratori familiari (COLF e Badanti);
  • impiegati dell’industria;
  • quadri (industria e artigianato);
  • dirigenti;
  • portieri;
  • lavoratori autonomi.

Il periodo massimo di malattia:

 Per gli impiegati solitamente il periodo entro il quale non si può essere licenziati per malattia, ossia il comporto, come già detto, è pari a:

 – 3 mesi, fino ad una anzianità di servizio di 10 anni;

6 mesi, sino ad un’ anzianità di servizio di oltre 10 anni.

 I contratti collettivi di solito prevedono che il periodo di comporto della malattia si calcoli per sommatoria (sommando i singoli eventi di malattia) e anche un periodo secco (quando si riferisce ad un’unica e ininterrotta malattia).

Il periodo di comporto può esser interrotto se il dipendente chiede di godere delle ferie già maturate.

 L’ammontare dell’indennità:

 Lavoratori dipendenti del settore privato:

- dal 4° al 20° giorno il 50% della retribuzione media giornaliera

- dal 21° al 180° giorno il 66,66% della retribuzione media giornaliera.

Spesso i contratti collettivi prevedono che il datore di lavoro copra la differenza per arrivare al 100% della retribuzione media giornaliera.

Ai dipendenti di pubblici esercizi e laboratori di pasticceria:

L’indennità spetta nella misura dell’80% per tutto il periodo di malattia.

Ai disoccupati e sospesi dal lavoro:

l’indennità spetta in misura ridotta pari ai 2/3 della percentuale prevista.

Ai ricoverati senza familiari a carico:

l’indennità è ridotta ai 2/5, per tutto il periodo di degenza ospedaliera, escluso il giorno delle dimissioni per il quale viene applicata la misura intera secondo le percentuali sopra indicate.

Ai lavoratori iscritti alla Gestione separata:

  • l’indennità per degenza ospedaliera viene corrisposta nella misura dell’ 8% – 12% – 16% assumendo a riferimento l’importo che si ottiene dividendo per 365 il massimale contributivo (art. 2, c. 18, Legge 335/1995) previsto nell’anno di inizio della degenza, a seconda della contribuzione attribuita nei dodici mesi precedenti il ricovero (da 3 a 4 mesi l’ 8% – da 5 a 8 mesi il 12% – da 9 a 12 il 16%).
  • l’indennità di malattia viene corrisposta nella misura del 4% – 6% – 8% assumendo a riferimento l’importo della retribuzione giornaliera che si ottiene dividendo per 365 il massimale contributivo (art. 2, c. 18, Legge 335/1995) previsto nell’anno di inizio della malattia, a seconda della contribuzione attribuita nei dodici mesi precedenti l’evento di malattia (da 3 a 4 mesi il 4% – da 5 a 8 mesi il 6% – da 9 a 12 mesi l’8%).

Chi paga l’indennità di malattia:

Come detto, le assenze per malattia sono pagate, in genere, dall’Inps, ma in alcune ipotesi l’erogazione è in tutto o in parte a carico del datore di lavoro; è il caso di

  • impiegati, quadri e dirigenti del settore Industria e artigianato;
  • impiegati da proprietari di stabili, portieri, viaggiatori, piazzisti, rappresentanti, dipendenti di partiti politici e organizzazioni sindacali, dirigenti, assunti col Contratto Collettivo Commercio;
  • impiegati e dirigenti del settore Agricoltura;
  • impiegati, quadri e dirigenti del settore Credito, assicurazioni e servizi tributari appaltati.

La decorrenza dell’indennità:

Quando l’indennità è a carico dell’Inps, essa viene erogata a partire dal 4° giorno di malattia rispetto alla data d’inizio della patologia dichiarata dal lavoratore e riportata sul certificato medico ovvero in caso di differenza con il giorno di visita del medico, il 4° giorno si conta dalla data di effettuazione della visita).

I primi tre giorni di malattia non sono pagati dall’Inps, e sono chiamati periodo di carenza.

Per questi giorni, però, quasi tutti i contratti collettivi dispongono che siano retribuiti dal datore di lavoro. Le giornate di carenza sono computate per il raggiungimento del periodo massimo di malattia indennizzabile.

Il termine del periodo di pagamento:

Come detto il diritto all’indennità di malattia di solito coincide con il periodo di comporto.

Per i lavoratori assunti a tempo indeterminato, l’indennità è dovuta per un periodo massimo di 180 giorni in un anno solare.

Per i lavoratori assunti a termine, il trattamento è corrisposto per un periodo non superiore a quello lavorato nei 12 mesi precedenti alla malattia, fermo restando il limite massimo di 180 giorni nell’anno; se il dipendente nei 12 mesi ha lavorato per meno di 30 giornate, avrà comunque diritto al trattamento economico per 30 giornate.

Sono considerati al di fuori del periodo di comporto e non sono contati nel periodo massimo indennizzabile i periodi di:

- maternità e gravidanza;

- quelli di malattia connessi con lo stato di gravidanza;

- quelli di infortunio sul lavoro;

- malattia professionale (cioè causata dal luogo di lavoro o dagli strumenti di lavoro)

- malattia causata da terzi (previa azione di surroga dell’Inps con esito positivo).

Indennità di malattia quando il rapporto è cessato:

Se ci si ammala entro 2 mesi dalla cessazione di un rapporto a tempo indeterminato, si ha diritto all’indennità:

intera, se la malattia è sorta prima della conclusione del rapporto di lavoro e si prolunga oltre 60 giorni, nel limite dei 180 giorni indennizzabili;

ridotta, se la malattia, sorta entro 60 giorni, va oltre il 60° giorno dalla cessazione del rapporto, sempre entro i 180 giorni indennizzabili.

Se si ha un contratto a termine, una volta cessato il rapporto la malattia non è più indennizzata.

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