LA LETTERA DI LICENZIAMENTO DISCIPLINARE

Nella lettera di licenziamento disciplinare, l’azienda non è tenuta a motivare approfonditamente i provvedimenti disciplinari ma è sufficiente il riferimento all’addebito previamente contestato nella lettera di contestazione dell’addebito.

Qualche volta è capitato di valutare delle lettere di licenziamento disciplinare a carico di lavoratori particolarmente corte e stringate. Poche righe che determinano il licenziamento ed un laconico riferimento alla contestazione effettuata.

Nonostante tutto, la descritta procedura di licenziamento disciplinare è regolare e legittima se è rispettato tutto l’iter disciplinare e procedimentale sancito dallo Statuto dei Lavoratori (art. 7).

Si è espressa in questo senso una recentissima sentenza della Cassazione [1].

La Suprema Corte ha infatti stabilito che nel procedimento (licenziamento disciplinare) a carico del lavoratore l’essenziale elemento di garanzia in suo favore è dato dalla contestazione dell’addebito, mentre la successiva comunicazione del recesso ben può limitarsi a far riferimento sintetico a quanto già contestato.

Il datore di lavoro non è tenuto, neppure nel caso in cui il contratto collettivo preveda espressamente l’indicazione dei motivi, ad una motivazione “penetrante”, analoga a quella dei provvedimenti giurisdizionali, né in particolare è tenuto a menzionare nel provvedimento disciplinare le giustificazioni fornite dal lavoratore dopo la contestazione della mancanza e le ragioni che lo hanno indotto a disattenderle.

Naturalmente la Cassazione, in questo caso, fa esclusivamente riferimento alla procedura utilizzata e alle modalità di compilazione della lettera di licenziamento disciplinare mentre non tocca minimamente i temi relativi al merito cioè al fatto se per quel determinato comportamento la sanzione del licenziamento sia o meno legittima. Quest’ultima è una considerazione di tutt’altra natura e che va valutata separatamente ed a prescindere dalla procedura descritta.

[1] Cassazione Sezione Lavoro n.2205 del 4 febbraio 2016.

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