LA BICICLETTA PER ANDARE AL LAVORO

Per la Cassazione l’uso della bicicletta non è più una cosa solo per amatori da esercitarsi a proprio rischio, ma ora è una vera e propria opportunità da incentivare anche nei percorsi casa lavoro. Quindi il lavoratore che si reca al lavoro in bicicletta deve ritenersi sempre assicurato.

La bicicletta che passione! Ma da qualche anno da semplice passione, la bici è divenuta un importante strumento per la mobilità cittadina e per la riduzione del traffico e dell’inquinamento, da tutelare e incentivare anche nell’ottica degli infortuni in itinere, cioè degli infortuni dei lavoratori che si recano al proprio posto di lavoro.

Anche la Suprema Corte ha recepito le nuove istanze e le ha fatte proprie in una recentissima sentenza [1].

Per i Giudici è divenuto sempre più pressante nel nostro ordinamento favorire l’utilizzo della bicicletta in quanto mezzo che riduce costi economici, sociali ed ambientali; fino al punto che sono oramai non pochi i comuni che mettono a disposizione dei cittadini biciclette in modo gratuito per gli spostamenti urbani casa-lavoro, anche di breve durata; e ciò al fine di ottenere benefici non solo di carattere ambientale ma anche per la salute dei cittadini, ed in prospettiva un calo delle spese sanitarie a carico del sistema nazionale.

In questa ottica conta, in particolare, quanto emerge dalla recente normativa [2] contenente “disposizioni in materia ambientale per promuovere misura di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, il cui art. 5 prevede specifiche disposizioni volte ad incentivare la mobilità sostenibile anche nei percorsi casa lavoro, ivi inclusi le iniziative di bike-pooling e di bike-sharing, i programmi di educazione e sicurezza stradale, di riduzione del traffico, dell’inquinamento e della sosta degli autoveicoli in prossimità delle sedi di lavoro”anche al fine di contrastare problemi derivanti dalla vita sedentaria”.

Tali programmi possono comprendere anche incentivi di tipo economico come “la cessione a titolo gratuito di «buoni mobilità» ai lavoratori che usano mezzi di trasporto sostenibili”, come la bicicletta.

Rileva inoltre quanto disposto sempre all’interno della stessa legge ult. cit. con i commi 4 e 5 dell’art. 5 i quali intervengono ad integrare la materia dell’infortunio in itinere [3] chiarendo che: «L’uso del velocipede, (cioè della bicicletta, ndr.) come definito ai sensi dell’articolo 50 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, deve, per i positivi riflessi ambientali, intendersi sempre necessitato».

In sostanza, attraverso la nuova disciplina, ai fini dell’infortunio in itinere, l’uso del velocipede (ovvero, secondo il codice della strada, del veicolo, con due o più ruote, funzionante a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali anche se a pedalata assistita), deve ritenersi sempre assicurato, come lo è, per la stessa normativa, l’andare al lavoro a piedi o con utilizzo del mezzo pubblico.

La nuova normativa proprio perché espressione di istanze sociali largamente presenti da tempo nella comunità, deve essere utilizzata dal giudice in chiave interpretativa al fine di chiarire anche il precetto elastico in vigore precedentemente.

[1]Cassazione Sezione Lavoro n. 7313 del 13 aprile 2016.

[2] L.n.221 del 28.12.2015.

[3] Artt. 2, terzo comma e 210 quinto comma del T.U. 1124/65.

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