Debitore: scoprire la sua banca e pignorarne il conto

Tantissime volte le azioni di recupero crediti vengono lasciate cadere per il fatto che non si conosce l’IBAN né la situazione finanziaria e patrimoniale del debitore. Tuttavia, oggi è facilmente possibile scoprire se il debitore è titolare di un conto o di beni e, conseguentemente, di pignorarlo per recuperare i propri soldi.

Innanzitutto si sottolinea che, ai fini del recupero crediti e del pignoramento, non è necessario conoscere l’Iban del conto corrente del debitore, ma semplicemente la sua banca di appoggio. Il pignoramento presso l’istituto di credito, infatti, si estende a tutti i possibili rapporti intrattenuti presso l’istituto stesso, siano essi conto corrente, carte prepagate, depositi, ecc., senza bisogno che gli stessi vengano individuati e indicati specificatamente.

Peraltro, non c’è proprio la possibilità di rintracciare l’Iban del debitore, con nessun mezzo lecito. L’unica condizione rimane quella che il creditore ne sia già a conoscenza. È il caso, ad esempio, di pagamenti in precedenza effettuati o ricevuti dal soggetto in questione. In tal caso si potrebbe tentare di inoltrare una richiesta alla propria banca per avere i dati del conto di appoggio da cui è partito l’ordine di pagamento.

Oggi per scoprire la situazione finanziaria e patrimoniale di un soggetto ci si può affidare all’anagrafe dei conti correnti ovvero all’anagrafe tributaria, attraverso le quali si può scoprire quale banche lo stesso utilizza e molto altro. Ciò può essere fatto solo previa autorizzazione del Presidente del Tribunale competente e comunque non prima di aver ottenuto un titolo giudiziale esecutivo come ad esempio un decreto ingiuntivo non opposto e passato in giudicato.

Vediamo tutti i passaggi. Il creditore deve:

– rivolgersi a un avvocato e fornirgli le una documentazione adeguata del proprio credito, come ad esempio una fattura, un contratto, una promessa di pagamento del debitore nonché la prova che il bene, il servizio siano stati consegnati od erogati e la relativa obbligazione di pagamento sia divenuta efficace;

– con tali documenti, l’avvocato presenta in Tribunale un ricorso per decreto ingiuntivo;

– entro 60 giorni dall’emissione, il decreto va notificato al debitore che poi ha 40 giorni di tempo per pagare bonariamente o per opporsi. Se si oppone si aprirebbe una causa ordinaria, volta ad accertare se il diritto di credito è realmente sussistente o se, invece, sono valide le ragioni di opposizione del debitore;

– se il debitore non paga e non propone opposizione (che succede la maggior parte delle volte), il decreto ingiuntivo passa in giudicato e diventa esecutivo, cioè viene munito della cosiddetta formula esecutiva, legittimando il creditore a procedere alla fase successiva ovvero quella del pignoramento;

– subito prima, però, deve essere notificato al debitore l’atto di precetto con cui gli intima di pagare il proprio debito entro 10 giorni;

A questo punto si può procedere con le ricerche dei beni o dei crediti del debitore. Entro i 90 giorni successivi alla notifica del precetto, si può presentare un’apposita istanza al Presidente del Tribunale con cui ci si può far autorizzare alla ricerca telematica dei beni del debitore, che può essere fatta attraverso un Ufficiale Giudiziario appositamente incaricato.

In questo modo il creditore potrà accedere all’Anagrafe tributaria o all’Anagrafe dei conti correnti. Tali banche dati, che sono normalmente accessibili dalle pubbliche amministrazioni per i controlli fiscali nei confronti dei contribuenti, consentono di conoscere il conto corrente del debitore e non solo quello.

Con l’autorizzazione, quindi, l’ufficiale giudiziario può accedere in via telematica diretta e gratuita ai dati contenuti nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni, ovvero a:

Anagrafe tributaria: contiene l’indicazione dei redditi del contribuente e le loro fonti. Si posso quindi reperire informazioni sui datori di lavoro, sull’istituto di previdenza che corrisponde l’assegno mensile, sulle quote societarie possedute e sui canoni di locazione percepiti.

Anagrafe dei rapporti finanziari: è possibile conoscere tutti i conti correnti accesi presso il debitore e le loro movimentazioni (anche per l’eventuale esercizio di azioni revocatorie).

Pubblico registro automobilistico (P.R A.):. il creditore può verificare il possesso di beni mobili registrati (autoveicoli, moto, rimorchi, aerei, etc.) ed effettuarne quindi l’azione esecutiva diretta senza necessità di trovare fisicamente il mezzo in quanto il pignoramento è effettuato in via telematica.

Enti previdenziali: si possono visionare eventuali indennità e assegni previdenziali o di assistenza.

Registri immobiliari: il creditore può effettuare una visura immobiliare per verificare se il debitore è titolare di immobili o quote di immobili.

Una volta terminate le operazioni di ricerca, viene redatto un processo verbale da parte dell’ufficiale giudiziario, con l’indicazione delle banche dati interrogate e delle relative risultanze.

Se sono stati individuati beni da pignorare, il creditore chiede all’ufficiale giudiziario di notificare al debitore il relativo pignoramento presso terzi se si tratta di conti correnti bancari ovvero un pignoramento mobiliare o immobiliare a seconda se si tratta di cose mobili o di immobili.

Se il debitore non è proprio nullatenente, quindi, vi è la concreta possibilità di recuperare almeno in parte i propri soldi.

Vuoi approfondire questo o altri argomenti?

Contatta subito lo Studio