CESSIONE DI RAMO DI AZIENDA: SERVE L’AUTONOMIA FUNZIONALE

Una recentissima pronuncia della Cassazione determina e condiziona la possibilità di cedere o affittare un ramo d’azienda all’effettiva autonomia funzionale della stessa, con l’ovvia conseguenza che, al contrario, l’operazione risulterebbe illegittima .

Ai fini dell’applicazione della legge che determina il mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda [1] la Cassazione  ha deciso che “Costituisce elemento costitutivo della cessione di ramo d’azienda prevista dall’art. 2112 c.c., anche nel testo modificato dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 32, l’autonomia funzionale del ramo ceduto, ovvero la capacità di questo, già al momento dello scorporo dal complesso cedente, di provvedere ad uno scopo produttivo con i propri mezzi, funzionali ed organizzativi e quindi di svolgere il servizio o la funzione cui risultava finalizzato nell’ambito dell’impresa cedente al momento della cessione” [2].

Secondo questa giurisprudenza non è sufficiente una mera ed occasionale aggregazione di persone dipendenti all’interno delle diverse e variegate strutture aziendali, ma occorre l’esistenza di un collegamento stabile e funzionale delle loro attività, costituito appunto dall’organizzazione la quale perciò costituisce il legante, ovvero il valore aggiunto, al punto che piuttosto che parlare di trasferimento di azienda sembrerebbe più appropriato parlare di trasferimento di impresa.

Si ricorda infatti che nel caso di trasferimento d’azienda e specificatamente per quanto riguarda i diritti dei lavoratori, la norma di riferimento che regola in via generale la cessione del contratto è notoriamente quella che impone il consenso delle parti per la sostituzione di uno dei contraenti [3]; in altre parole, normalmente è necessario il consenso del lavoratore, salvo tuttavia che si rientri nelle ipotesi di cui sopra.

In caso di trasferimento di azienda infatti, in eccezione alla regola generale, il legislatore ha previsto che automaticamente il rapporto di lavoro continui con il cessionario e che il consenso del lavoratore ceduto non sia pertanto necessario.

Sempre secondo la Cassazione incombe, quindi, su chi intende avvalersi degli effetti previsti dall’art. 2112 c.c. che costituiscono eccezione al principio del necessario consenso del contraente ceduto stabilito dall’art. 1406 c.c., fornire la prova dell’esistenza di tutti i requisiti che ne condizionano l’operatività.

[1] Art. 2112 C.C.

[2] Cass. Civ. Sez. Lav. n.10243 del 18 maggio 2016.

[3] Art. 1406 C.C.

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