Abbandono del posto di lavoro

Quali conseguenze e quali ripercussioni se il lavoratore dipendente senza permesso si allontana o abbandona il posto di lavoro? Il licenziamento è possibile ma può essere intimato solo se vi è la possibilità un grave danno per l’azienda.

L’abbandono del posto di lavoro per un minuto, un’ora o un intero giorno può avere ripercussioni differenti.

Ciò a seconda delle mansioni, dei ruoli o delle responsabilità a cui il dipendente è assegnato. In determinati casi (per esempio la guardia giurata che abbandona il posto da sorvegliare o l’addetto alla sicurezza di macchinari particolarmente pericolosi) può determinare gravi danni all’attività e rischi per la sicurezza di lavoratori e clienti.

In altri casi (per esempio il dipendente di un ufficio che si allontana per andare al bar, senza conseguenze per il prosieguo della lavoro) l’abbandono del posto di lavoro è una condotta vietata e sanzionabile, ma eventualmente non così pregiudizievole da comportare la perdita del posto.

Il licenziamento, infatti, per giurisprudenza costante deve essere solo una “extrema ratio“, la misura definitiva da adottare quando il rapporto si è definitivamente compromesso e il danno di evidenza tale da non essere rimediabile.

Come detto è questo l’indirizzo costantemente assunto dalla giurisprudenza in questi anni. Ma procediamo con ordine e vediamo, alla luce delle più recenti sentenze, quali sono le conseguenze per l’abbandono del posto di lavoro o il semplice allontanamento.

Prima però di chiarire cosa si rischia in conseguenza dell’abbandono del posto di lavoro cerchiamo di definire cosa deve intendersi con abbandono.

Secondo la Cassazione [1] il cosiddetto abbandono del posto di lavoro individua il totale distacco dal bene da proteggere. Non ricorre pertanto quando la persona sia fisicamente reperibile nel luogo di lavoro ove la prestazione dev’essere svolta, nel qual caso è più corretto parlare di semplice allontanamento dal posto di lavoro.

Nell’allontanamento il lavoratore resta pur sempre nelle vicinanze: è vero infatti che non sta lavorando (e di ciò deve rispondere a livello disciplinare) ma la sua facile reperibilità rende più difficile dimostrare il danno per l’azienda.

Questo significa che non si può licenziare il dipendente che si sia intrattenuto più del dovuto al bagno, per fumare una sigaretta fuori dai locali o alla macchinetta del caffè.

Tali ipotesi configurano un semplice allontanamento dal posto di lavoro, mentre l’abbandono del posto di lavoro si ha quando il dipendente abbandona la struttura, l’azienda o l’edificio in cui è collocato, diventando irreperibile.

La differenza tra abbandono e allontanamento riguarda non solo l’elemento geografico ma anche quello quantitativo. Secondo infatti la Suprema Corte, l’abbandono del posto di lavoro è caratterizzato dalla definitività, mentre all’allontanamento è temporaneo e ad esso si può sempre rimediare richiamando il dipendente e riportandolo alle proprie mansioni [2].

Dunque l’allontanamento è condotta meno grave perché collegata sempre a un’assenza di poche decine di minuti e, come tale, non è in grado di ledere definitivamente il rapporto di fiducia tra datore e lavoratore, non facendo sorgere dubbi sul futuro adempimento della prestazione [3].

Secondo la Cassazione, l’abbandono del posto di lavoro costituisce giusta causa di licenziamento (con recesso immediato) se dall’abbandono può derivare un pregiudizio all’incolumità delle persone o alla sicurezza degli impianti [4] o se si tratta di un dipendente con mansioni di custodia o sorveglianza [5]. Esempio: dipendente allontanatosi dalla postazione durante il normale orario di lavoro per compiere un atto contrario ai doveri del servizio e con pericolo per la sicurezza [6].

Potrebbe invece portare a un giudizio meno rigoroso la valutazione del comportamento del dipendente che, prima di effettuare l’abbandono del posto di lavoro, si sia messo d’accordo con i colleghi per la sua momentanea sostituzione. Stesso discorso dicasi per il dipendente di un negozio che chiusa la serranda con mezz’ora prima rispetto all’orario previsto.

Tuttavia anche l’allontanamento temporaneo, però, può comportare, nei casi più gravi, il licenziamento. L’esempio è quello che abbiamo fatto in apertura: si pensi alla guardia giurata che, per 10 minuti vada al bar lasciando l’ingresso di una banca scoperto e privo di protezione. Un altro esempio è l’addetto alla sicurezza di un impianto che, per pochi minuti, lasci il posto, esponendo i dipendenti adibiti a quel settore a un grave rischio per l’incolumità fisica.

Diversa sarebbe l’ipotesi dell’addetto al supermercato che, per pochi minuti, si intrattenga fuori il punto vendita per parlare con un’amica, lasciando scoperto il suo posto. In tal caso, la sua condotta, per quanto deprecabile, non comporta rischi tali da poter essere sanzionata con il licenziamento.

note

[1] Cass. sent. n. 856/2017.

[2] Cass. sent. n. 10015/2016.

[3] Cass. sent. n. 14586/2009.

[4] Cass. sent. n. 6534/1998: «L’abbandono del posto di lavoro da parte di dipendente cui siano affidati mansioni di custodia e sorveglianza configura – a differenza del momentaneo allontanamento dal posto predetto – mancanza di rilevante gravità ed idonea, indipendentemente dall’effettiva produzione di un danno, a fare irrimediabilmente venir meno l’elemento fiduciario nel rapporto di lavoro; tale mancanza può costituire pertanto giusta causa di licenziamento, anche in difetto di corrispondente previsione del codice disciplinare, atteso che, nelle ipotesi di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, il potere di recesso del datore di lavoro deriva direttamente dagli artt. 1 e 3 legge n. 604 del 1966, norme esprimenti precetti di sufficiente determinatezza».

[5] Cass. sent. n. 18811/2012; n. 6241/2005.

[6] Cass. sent. n. 23378/2014.

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